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"Può darsi che sia così, può darsi" "Mi scusi se mi sono permessa di scavalcarla, ma onestamente..." "Se ne vada" "Non credo che la sua valutazione..." "Se ne vada"
L'uomo più intelligente del mondo è stato licenziato dalla banca in cui lavorava, e ora è stata licenziata anche Tania. Le passa accanto una Rolls Royce color crema, mentre è sul ponte, mentre con i finestrini chiusi mangia un panino del turco attenta a non sbrodolarsi la camicia di disquared. Le danno sicurezza i finestrini chiusi. Piccole cose cui è legata, come quei petali di rose essiccati nel vaso in mezzo al tavolo, le sue dodici sigarette al giorno, che a volte sono 13, ma più spesso due pacchetti. Il cielo è limpido. Sono mesi che Tania non va al cinema, non ci va perchè nessuno glielo propone. L'ultima volta che c'è andata era con la sua migliore amica, il film si intitolava "A stento" Il lavoro di un autore polacco morto suicida nella casa di villeggiatura al mare. Trovato dalla moglie e la figlia nudo in mezzo al giardino, con le arterie tranciate, ancora abbracciato alla sua telecamera. Quando la famiglia si riunì per guardare tutti assieme la cassetta, Al posto del presunto testamento trovarono soltanto antenne, su cui l'autore zoomava, ci girava attorno, girava la telecamera facendole ruotare nel cielo, le faceva oscillare, oppure le teneva ferme in mezzo all'obbiettivo per decine e decine di minuti. "A stento" invece non era un brutto film. L'autore in un'intervista aveva dichiarato di averlo girato per noia, invece era tutt'altro che noioso, le due amiche ne uscirono soddisfatte, ma da quel giorno non si rividero più. E Tania tutt'ora ne soffre, lei stessa non saprebbe dire se a farla soffrire di più è l'assenza dell'amica, cui era molto legata o la solitudine che da quel giorno le è crollata addosso, e la notte le mozza il respiro. Da quando è sola la sera a volte si mette a disegnare, tratteggia dell'erba, un fiume, un piccolo ponte e poi, all'orizzonte una piccola casa. Poi va a letto e immagina di vivere in quella casa assieme all'uomo dei suoi sogni. Ora, in macchina si sente libera, il traffico oggi non le da fastidio, la rilassa procedere lentamente, a passo d'uomo. Le sembra di essere tornata alla vita reale. "Oggi non torno a casa" dice una voce di uomo catarrosa da qualche parte nella sua mente. L'ultima volta era stata in quella ortodossa, per accompagnare una sua amica greca a accendere un cero dopo Natale. Ora vorrebbe confessarsi, chissà. Gira a destra, poi a sinistra, poi è di nuovo città, vetrine, persone che camminano sui marciapiede, corpi, anime, un groviglio di informazioni, direzioni e pensieri. Quello che le manca nella provincia. Alla radio l'oroscopo le dice di essere accondiscendenti con colleghi e superiori. Troppo tardi. Parcheggia in doppia fila e entra nel grosso edificio sacro. Di corsa, come per far pipì. Oggi fa freddo, si guarda intorno, c'è una donna anziana, un signore che si è dimenticato di togliersi il cappello, una madre con due bambini che parla da sola. Ci sono persone che parlano da sole nel grosso edificio sacro. Entra una coppia bionda, tedeschi, o forse olandesi, si fanno il segno della croce e si scambiano qualche parola nell'orecchio, lui fa per tirare fuori la macchina fotografica, lei con un cenno della mano gli dice "Lascia stare" Escono. Tania scappa. Tania sale sulla golf, apre la portiera, esce, toglie la multa da sotto il tergicristallo. Risale in macchina, chiude la portiera. Avvia, accelera, percorre il grosso viale. Trova parcheggio in una laterale. Si ferma, respira, respira di nuovo. Fruga nella borsetta in cerca delle pastigliette che le aveva prescritto il medico. Non ci sono. Tania esplode, si sente esplodere. Si accascia sul sedile. Immagina di essere sul molo, dove è ormeggiata la barca del suo ex, immagina di essere sulle piste di Sestriere, immagina di essere accasciata sul sedile di una Golf. Una mano bussa al finestrino. "Si sente bene" "No, mi hanno licenziata" e scoppia a piangere. "Sono senza lavoro" L'uomo la guarda allibito, ma lei non riesce a smettere di piangere, più che singhiozzi sembrano convulsioni, come un terremoto che scuote tutta l'anima. "E poi sono sola" E scoppia a ridere, perchè non può fare a meno di trovarsi ridicola. Perchè non ha senso piangere davanti a uno sconosciuto in mezzo alla strada. E intanto piange perchè vede le sue ferite, tutte dalla prima all'ultima, ma non le fanno male, sono lì, concrete, tangibili. Ora è tutto a posto: E' disperata e ha i suoi buoni motivi per esserlo. E' tutto a posto.
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