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Appena fu possibile salì sul treno, prese posto nel primo scompartimento vuoto, sistemò le valigie e si sedette vicino al finestrino. Quindi prese il libro che aveva portato con sé, lo aprì nel punto segnato e cominciò a leggere… Ma guarda un po’ questi! Andarsene via così, senza nemmeno salutare! Chissà se anche a messa si comportano nello stesso modo : tutti presenti, ciascuno al loro posto, fino al momento di congedarsi, quando chi si è visto si è visto. Ma non c’è più religione!
Abbiamo condiviso pochi minuti alla fermata dell’autobus, allo sportello di un ufficio pubblico, aspettando l’inizio di uno spettacolo. Abbiamo scambiato poche parole, qualche gesto di cortesia, dei sorrisi. E non ci siamo mai più rivisti, anche se abitiamo nella stessa città. Tutte queste persone mi ricordano il pulviscolo in sospensione in una stanza buia, che attraversato da un sottile raggio di luce, brilla un attimo e poi scompare…
Puntualmente il treno si mise in movimento e ben presto attraversò la periferia della città. Nel buio della sera, in una strada solitaria illuminata da lampioni solo qualche rara automobile, mentre in lontananza le luci alle finestre di alcune case, rivelavano la loro vita interna…
Amici, amici! Ma quali amici! Un vero amico si vede nel momento del suo bisogno perché nel momento del proprio bisogno, un vero amico non si vede mai! Bisogna imparare a stare bene con se stessi, a fare affidamento sulle proprie sole forze. In fondo ci sono tante cose che si possono fare. E’ solo questione di organizzarsi almeno un po’. Ma adesso perdonami, devo proprio lasciarti, i miei amici mi attendono…
Come faranno a piacerti questi telefilm non lo capirò mai. Sono tutti uguali, tutti con la stessa identica trama. L’agente segreto prigioniero in un isola, tenta sempre di scappare. E sempre quella maledetta sfera bianca si stacca dal fondo del mare e sempre lo riprende…
…e dopo un po’ lui capì che anche lei, allo stesso modo, era in viaggio da sola…
Come un naufrago in un’isola deserta vorrei vivere, altro che solitudine! Essere totalmente libero e indipendente come un gatto di strada, questo vorrei! E finalmente potere fare tutto quello che voglio, quando voglio e senza dovere rendere conto di niente a nessuno. Chi non lo ha mai desiderato almeno una volta? Tutto sarebbe più semplice, più comodo. Voglio rimanere a casa? Resto a casa. Voglio andare al cinema? Vado al cinema. Voglio vedere questo film e non quest’altro? Vedo il film che ho scelto. E invece no. Una forza misteriosa ed invincibile ci spinge nella direzione più illogica : alla paura di rimanere da soli, alla sofferenza di essere da soli, a fare l’impossibile pur di non stare da soli. Ma no, senz’altro molto meglio da soli, come dice il proverbio. In fondo è facile e ci si può abituare. Fate come me : quando nell’intervallo del film, ascoltando i discorsi dei vicini che non conosci, su una questione irrisolta capisci che tu solo sai la rispost! a, basta riuscire a trattenersi in quell’attimo eterno ed irrecuperabile in cui ti verrebbe da dire : io la so!!
Ma non ti stanchi di stare continuamente al computer? Non vai più al mare con le tue amiche? Va bene, non ti preoccupare, anch’io da ragazzo passavo tutto il mio tempo sui libri eppure guarda come sono cresciuto bene. E contorcendomi tutto faccio una smorfia. Lei, mia figlia, ride. Ma non ti stanchi di stare continuamente sui libri? Non vai più al mare con i tuoi amici? I libri che leggevo da ragazzo, e prima ancora, e dopo, li ho ancora quasi tutti. Quelli che non avevo più, per un motivo o per un altro, ho cercato di recuperarli. Con alcuni, cercando qua e là fra le bancarelle di libri usati, ci sono riuscito. Con altri non c’è stato verso. E con rabbia devo accettare il pensiero di averli perduti per sempre. I miei libri riempiono completamente le mie librerie e altri spazi, creati appositamente o impropriamente ricavati, sparsi un po’ qua un po’ là per tutta la casa. Guai però a toccarli senza il mio permesso, perché ne sono geloso. Mi arrabbierei moltiss! imo. Mentre mia figlia riprende ad applicarsi al computer, io la guardo ancora un po’, con celata preoccupazione. Ma smetto di farle altre domande.
Solo/Sola. Solo/Sola nel mio passato. Solo/Sola nel mio presente. Solo/Sola la domenica, in estate, nei giorni di festa. Solo/Sola in casa la sera, a guardare fuori da una finestra una strada deserta o le finestre chiuse di un palazzo di fronte, a guardare la televisione, nel proprio silenzio e sentire lontano un cane che abbaia, il rumore di una macchina che è passata. Solo/Sola come tanti, sì lo so. Solo/Sola. Fino a quando? Ho lasciato aperta la porta della gabbia sul mio balcone di casa e l’uccello prigioniero, anziché volare via, è rimasto dov’era. Solo/Sola per sempre? Mi chiedo se forse un giorno anch’io per “eccesso di abitudine”, come un uccello in gabbia, smetterò di accorgermi della “prigione invisibile” che mi circonda e che ovunque vada si sposta con me.
Raggiunta la destinazione scese dal treno. Rapidamente, con le valigie in mano, andò via dalla stazione. Il treno lentamente riprese il suo cammino e diretto verso una meta sconosciuta nella notte si allontanò, fino a scomparire…
Signorina, ma è proprio sicura che la mia linea funzioni perfettamente? Sì lo so che dopo averla chiamata dal mio numero di casa lei in persona ha richiamato allo stesso numero, ma ci deve essere per forza un guasto… |