Solitudine e amore
Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità. |
Solitudine e felicità
La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori. |
| Non cercarmi lontano |
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| Scritto da Marcial Lafuente Estefanìa tradotto da Davjdek |
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Giunsi in vetta a mezzogiorno. Una brezza tesa mormorava tra le rocce. Sotto la grande croce di ferro che era stata il mio punto di riferimento nell'ascesa, trovai una vecchia scatola di latta. La aprii con cautela. Come mi aspettavo, custodiva il libro di vetta, un quaderno dalla copertina rigida, nera, con le pagine a righe larghe, ingiallite dal tempo. Deciso ad aggiungervi il mio nome, lo sfogliai fino alla pagina in cui finiva il lungo elenco di nomi e di date. Fu lì che lessi quella frase e quel nome: "Non cercarmi lontano. Angela". Scritto a matita, con grafia minuta, senza fronzoli. Affianco, una data: il giorno dopo quello presente. Pensai a un errore, o a qualche buontempone che avesse scritto per celia una data a casaccio.I nembi che si affacciavano sulla valle dal versante ovest, dove la cresta si impennava verso cime ancora innevate, mi diedero la certezza che di lì a un paio d'ore sarebbe arrivata una pioggia abbondante. Decisi di fare ritorno seguendo il sentiero più ripido, che scendeva tra le ruvide pareti marnose della fiancata nord. Non cercarmi lontano. Mi sembrava di udirle, queste parole, mentre percorrevo il sentiero in discesa. Le prime gocce di pioggia mi sopresero a metà del cammino. Arrivai a casa fradicio e stanco. Non cercarmi lontano. Quella notte sognai un cigno. Solo, davanti all'ingresso della mia casa. Nel sogno, gli apro la porta e lo faccio entrare. Il cigno si fa strada solennemente tra le stanze, si ferma nella camera da letto, piega il lungo collo e si addormenta col becco nascosto nell'ala. Lo accarezzo e spengo la luce. Sollevo le coperte, mi stendo. Un calore e un profumo sconosciuto invadono i miei sensi. Una donna è nel mio letto. Mi svegliai all'alba, ancora pervaso da quell'onirico profumo. Non ho mai creduto nelle premonizioni. Un sogno erotico, come tanti, nulla di più. Ma immerso in un'atmosfera magica, che nessuno dei miei sogni erotici aveva mai avuto. Respiravo ancora la stessa atmosfera, quando decisi di prepare lo zaino e tornare in vetta. Una rapida colazione, gli scarponi ai piedi, e di nuovo in cammino. Mentre ansimavo facendomi strada tra le rocce aguzze, mi sovvenne un'immagine del sogno: un nastrino di seta bianca intorno al collo del cigno e una A ricamata con filo rosso. Angela. Rividi all'improvviso il volto candido di una bambina, conosciuta quando avevo 13 anni. Lei ne aveva 7. Angela. Ci eravamo conosciuti alle terme, dove il nonno mi portava ogni estate. Ne ero innamorato, se a 13 anni questa parola ha un senso. Chissà dov'era adesso, se aveva un marito, dei figli. O magari aveva già varcato la soglia che separa questa vita da qualcos'altro a cui non ho mai saputo dare un nome. Allungai il passo. La grande croce di ferro era sempre più vicina. Vi giunsi verso le 11, un'ora prima del giorno precedente. Mi sedetti su un sasso, come se aspettassi qualcuno. Passarono ore. Ricordi lontani tornarono davanti ai miei occhi. Ragazze conosciute per caso e non più riviste, e poi il sogno del cigno, quel profumo inebriante, e la bambina alle terme. Mancava ormai un'ora al tramonto. Sapevo che se non mi fossi mosso subito mi avrebbe colto l'oscurità. Non avevo una torcia, né alcuna protezione contro il freddo della notte. Avrei rischiato l'assideramento. Mi alzai per ripartire. Il mio sguardo cadde ai piedi della croce di ferro. Il quaderno! C'era ancora la frase misteriosa? O era frutto di un'allucinazione? Mi precipitai sulla scatola di latta, la aprii, sfogliai il quaderno. Il mio nome era in coda al lungo elenco, con la data del giorno prima. Quella frase... la firma di Angela... scomparse! Un brivido mi percorse la schiena. Mi chinai per riporre il quaderno. Nella scatola, avvolto in un angolo, un nastrino bianco di seta. Lo presi, tremando. Una A rossa ricamata. Un capogiro mi costrinse a sedermi. Una folata di vento improvvisa rubò il nastro dalla mia mano. Lo vidi librarsi sul precipizio fino a scomparire nell'abisso di roccia. Con la vista annebbiata dalle lacrime, guardai verso la croce. Un'ombra si stagliava sul terreno alla sua destra. Un corpo femminile dai lunghi capelli. Mi voltai bruscamente verso l'origine di quell'ombra. Vidi solo rocce ed arbusti. Sgomento, corsi verso l'altro pendio: il versante sud era coperto da fitta boscaglia. Forse era lì che lei si era nascosta. L'oscurità ormai avanzava. Entrai nel bosco e presi a vagare, in preda a un delirio motorio. Per ore camminai senza sosta, nel buio completo. Il gelo mi entrava nelle ossa. La stanchezza mi vinse. Udii me stesso, in un rantolo, mormorare: "Vile ombra maligna... mi hai teso una trappola. Hai riso della mia ingenua illusione, ora riderai anche della mia morte. Sii maledetta!" Caddi in ginocchio sull'erba e proruppi in un pianto angoscioso. Una voce di donna interruppe i singulti: "Avevi 13 anni la prima volta che ti sorrisi. Ma non trovasti il coraggio di parlarmi. Da allora innumerevoli volte i nostri sguardi si sono incrociati, ma le tue paure ti hanno imposto il silenzio. Innmerevoli volte ti sei smarrito in una vana ricerca, credendo di potermi incontrare lontano da te. Ma io ero vicina, più vicina di quanto tu abbia mai immaginato. Non ho mai smesso di amarti". Un sonno invincibile calò sui miei occhi. Mi salvarono i guardiacaccia. Fui portato al centro sanitario del capoluogo, in fondo alla valle. Mi misero in un letto sotto spesse coperte, all'oscuro. Udii la voce di un medico che esprimeva sorpresa: secondo lui era impossibile sopravvivere per tante ore in quel gelo, se non protetti da una fonte di calore. Eppure ero vivo. Ti incontrai lì, in quelle misere corsie d'un ospedale di montagna. Visitavi tuo padre morente. Un nastrino di seta bianca legava i tuoi lunghi capelli, con una A ricamata in rosso. Ti baciai senza chiedere neanche il tuo nome. Già lo conoscevo. Vent'anni dopo, in questo tiepido autunno, concludo felice il mio viaggio terreno, teneramente avvolto dalle tue candide braccia. Anch'io, Angela, non ho mai smesso di amarti. |



