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Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


Lettera da Noopolis PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcial Lafuente Estefanìa, tradotto da Davjdek   

Noopolis, 8 agosto 2684

Cara Selene,

oggi è piovuto tutto il giorno. Sottili, fitte goccioline di ammoniaca hanno coperto il suolo di Noopolis, sprigionando verdi nuvole di cloro a contatto col terreno ricco di ipoclorito sodico.

Mi chiedo se sia questo l’inferno in cui credevano gli antichi.

Ciò che più mi opprime non è la solitudine, né l’ambiente inospitale di questo luogo. È l’assenza di notti. L’assenza del cielo stellato, soprattutto. Una spessa coltre di nubi di anidride solforosa occlude la vista del cielo, ad ogni ora, ogni giorno. Ricordi quella notte? Fu proprio ad agosto. Sulla spiaggia, noi, soli. Ti insegnai a riconoscere Vega e la rossa Aldebaran, a distinguere il fulgore sicuro di un pianeta dal vibrante tremolio di una stella, a scoprire l’immensità del cosmo riflessa nei tuoi occhi colmi di stupore. Mi dicesti: “siamo davvero nulla, un misero nulla in confronto a tutto questo. Eppure, tutto questo è dentro di noi, e noi in lui”.

Non ci credo più tanto, mia cara. L’esilio inaridisce la mente, prosciuga i pensieri, ti uccide a poco a poco. Se scopo di una pena è rieducare, quale rieducazione è questa?

Ma non posso pretendere sconti, lo so. Ti ho quasi uccisa. Non tolleravo il tuo riso, né il tuo pianto. I tuoi discorsi irrazionali, i tuoi voli pindarici, il tuo vivere in un perpetuo sogno infantile. Oggi io sono diverso, lo sai. Oggi, tutto sarebbe diverso, tra noi. Non desidero altro che la fine di questo esilio, altro non sogno che riabbracciarti e poter leggere nei tuoi occhi la tenerezza del perdono.

Lo vedi: anche il mio linguaggio è cambiato. Anch’io ora parlo di sogni, desideri, emozioni. Ogni giorno affido queste mie parole ai raggi tachionici, punto la macchina verso l’area del cielo dove suppongo (dove spero) che sia il tuo pianeta – il nostro pianeta. E li lascio partire. Attraversano fasci di stringhe cosmiche, percorrono gli stretti tunnel dello spaziotempo, per giungere a te. Ma tu non rispondi.

Tre giorni fa (o forse tre notti?) mi sono connesso al Fluido. Ero deciso a scoprire la storia di questo strano pianeta. Sembra che un tempo ci fosse la vita. Secondo alcuni studiosi – ma il Fluido precisa che è solo un’ipotesi – era abitato da esseri intelligenti, molto simili a noi. Ma di troppa intelligenza, a volte, si muore. Gli abitanti di Noopolis causarono la propria rovina, accecati dall’illusione dell’onnipotenza. E trascinarono con sé, nell’oblio, ogni traccia del loro passato, ed ogni altra forma di vita.

Forse non è un caso – ho pensato – che proprio questo pianeta sia stato scelto per ospitare il mio esilio. La storia dei Noopolitani somiglia tanto alla mia. Anch’io, come loro, ero ammirato per la finezza della mia intelligenza. Anch’io, come loro, ho creduto che essa bastasse, e che tu fossi solo uno stupido ostacolo.

Ma il mio destino è un altro, ne sono certo. Quando potrò riabbracciarti, non sfuggirò più il tuo sguardo. Mai più mi chiuderò nel rifugio illusorio del Logos. Con te riderò, unirò alle tue lacrime le mie, i tuoi sogni animeranno anche le mie notti. E con te volerò nel più azzurro dei cieli.

Mi credi, Selene? Da te ora dipende la mia stessa esistenza. Non abbandonarmi, ti prego. Per me tu sei fuoco, sei pioggia, sei tenera foglia e possente sequoia.  Di più, sei l’intima essenza di ogni vivente.

Sei in me, ed io in te. Ovunque. Per sempre.