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Bentornato, caro Dolore. Accomodati, la mia povera casa è pronta ad accoglierti come un vecchio amico. Ti offro una tisana. Viene dall’India, sai? Un’essenza preziosa, per palati fini.
Non mi aspettavo una tua visita, oggi.
A vederlo da fuori, è un fatto davvero banale, davvero non degno dello scomodo viaggio che hai dovuto affrontare per venirmi a trovare.
Certo, quando tu ti presenti alla mia porta, hai le tue buone ragioni. E’ caduto un angelo, o meglio: non è mai stato un angelo. La credevo creatura celeste, ma era terrena, come tutte le altre. Quell’immagine di eterea purezza, di sublime bellezza interiore, è ormai perduta per sempre. No, quella dolcissima ragazza non ha mai abitato le sfere celesti. Una macchia minuscola, insignificante, è bastata a distruggere un mito, a trasformare lo splendore del suo angelico sorriso in un sorriso umano, mortale, ordinario. No, caro Dolore, gli angeli non si lasciano indurre da un uomo, per quanto sinceramente lo amino, ad una scelta degna soltanto dei comuni mortali. In fondo, quel mito doveva crollare, ed è un bene che finalmente sia successo.
Quanto sono stupido, caro Dolore, quanto sono stupido.
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