Home Racconti e dialoghi Conversazione con la Solitudine n. 2

Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


Conversazione con la Solitudine n. 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Davjdek   

I - Non capisco che cosa mi stia succedendo. Era tutto sotto controllo, e invece all’improvviso il dolore ha bussato alla mia porta per una causa insignificante, ridicola!
S - Davvero non ci arrivi da solo? Ti succede una cosa molto semplice: provi un sentimento molto intenso verso una persona che non ti può ricambiare.

I - Ma questa è storia vecchia di anni. Ormai avevo sublimato quel sentimento, e lo gestivo bene. Che cosa è cambiato dunque?
s - E’ qui il punto. Sublimare non basta. Anzi, se ti limiti a sublimare un vissuto emotivo prima di aver elaborato il tuo lutto, questo è ciò che succede: finisci per crearti un mito, un’immagine fittizia. Trasformi la persona che ha suscitato quel sentimento in un angelo, in una creatura eterea. Trasformi il tuo sentimento in un amore platonico, immaginando che esso possa nutrirsi e appagarsi della sola contemplazione di quella creatura angelicata. E’ un’illusione che prima o poi finirà per scontrarsi con la realtà, generando l’inevitabile delusione.
I - Dunque quell’episodio insignificante è bastato per provocare la caduta dell’illusione.
S - Esattamente. Un episodio minimo, ma dal forte valore simbolico, che ha fatto crollare il tuo mito: l’angelo non era un angelo, bensì una donna terrena. E quel che rimane dopo tale crollo è la nuda realtà.
I - E la realtà si chiama “innamoramento non corrisposto di una donna terrena”.
S - Esattamente. Vedo che fai progressi.
I - Così il mito, cadendo, ha aperto una ferita da cui il dolore scaturisce come sangue vivo.
S - Già. In realtà quel dolore c’era sempre stato, ma il tuo autoinganno lo teneva chiuso, tappato. Ora quel tappo è saltato, ed è un bene che sia accaduto.
I - Dici che è un bene, ma io sto male. Che faccio adesso?
S - Farai quello che già stai facendo: accogliere il tuo dolore e lasciarlo scorrere. Quando avrà compiuto il suo corso, se ne andrà da solo.
I - E che cosa rimarrà?
S - Rimarrà la realtà di questo sentimento, che sarà tuo compito accettare ed accogliere con serena rassegnazione. Certamente, ogni volta che incrocerai lo sguardo di questa ragazza, il dolore si riaffaccerà, ma tu ora sai qual è il suo significato. Un dolore di cui conosci il significato non può farti più molto male.
I - Lo spero proprio. C’è qualcos’altro, però.
S - Che cosa?
I - La caduta del mito ha prodotto non solo dolore, ma anche rabbia. Provo rabbia perché io impiego ogni mia energia per vivere in piena coerenza coi miei valori e poi scopro che questa scelta peggiora le cose. Mi spiego meglio: lei mi ha detto che è stato il suo ragazzo ad indurla a compiere la scelta legata a quell’episodio che ho definito insignificante. Una scelta che io non compirei mai proprio per la mia aderenza ferrea a uno stile di vita e a un sistema di valori. Da ciò è scaturito il pensiero: se io fossi stato più incline a compiere scelte "disimpegnate", ovvero fossi stato meno impegnato nel mio rigore morale, forse la mia vita avrebbe preso un corso diverso, sarei forse apparso più desiderabile come uomo. Mi dà rabbia pensare che una scelta di moralità sia causa di sofferenza e di isolamento, invece del contrario, come dovrebbe essere.
S - Ancora una volta, la spiegazione è semplice. I valori morali sono il tuo appiglio per non precipitare. Ti ci aggrappi perché sai che la fedeltà ad essi ti consente di mantenere la tua autostima ad un livello accettabile. Una persona che si sente amata non ha bisogno di aggrapparsi a un sistema di valori da osservare in modo ferreo. E’ l’amore di cui gode che le dà l’energia interiore di cui ha bisogno per vivere bene. Chi non è o non si sente amato, invece, ha necessariamente bisogno di aggrapparsi a qualcosa. E quando non sono i valori morali, può essere l’alcool o la droga. Ecco perché la tua scelta di rigorosa moralità ti crea dei problemi: perché non scaturisce da un moto pienamente autentico ma (almeno in parte) da un bisogno di sostenerti a qualcosa per non cadere in fondo a un baratro. Ciò non vuol dire che le tue scelte non siano nobili e apprezzabili: lo sono sicuramente. Ma restano comunque un appiglio. Prima o poi dovrai lavorarci su se vuoi che quei valori diventino parte autentica di te e non più solo “qualcosa a cui aggrapparti”.
I - In che modo posso lavorarci su?
S - E’ una bella domanda. Ne riparleremo presto. Altro?
I - Sì, un grazie sincero ad un'amica che legge questi testi e che mi ha donato il suo ascolto e un tenero abbraccio. Anche lei è una ragazza meravigliosa.
S - Ma non un angelo
I - D'accordo. Mai più angeli, ma donne terrene. Grazie ancora.