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Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


La chiocciola e la bambina PDF Stampa E-mail
Scritto da Davjdek   

La chiocciola Fiordaliso un giorno decise di concedersi una vacanza. Tirò fuori la testolina dal guscio, sondò l'aria con la sua lunga antenna (sì, ne aveva una sola... madre Natura si era dimenticata di  dargliene due, come a tutte le altre chiocciole) e  capì subito che quella era una giornata speciale. Un sole splendente faceva brillare la rugiada sull'erba del prato.

La brezza muoveva dolcemente le foglie degli alberi generando un lieve mormorio che accarezzava la sua anima. Il profumo dell'erba umida metteva nel cuore la voglia di incamminarsi verso una nuova avventura. Partire per un lungo viaggio, si disse Fiordaliso... quale idea migliore per uscire dal solito tran tran quotidiano? Certo, è una bellissima idea... ma dove andare? Non ci saranno troppi pericoli sulla via?

Dubbi e timori si affacciavano alla sua mente, ma la voglia di lanciarsi in quell'avventura era più forte. Fu così che Fiordaliso si fece strada tra l'erba che era stata il suo letto per tante notti e si incamminò verso Est. Voleva andare verso il sole di quel magico mattino.  Camminò per ore con il sole che scaldava il suo viso e illuminava l'orizzonte. Arrivò infine in un punto dove l'erba finiva, ed iniziava una strada. La terra battuta era calda e invitava a percorrerla. E' una strada vera - si disse Fiordaliso - una di quelle che portano verso la città. La città... ne aveva sempre sentito parlare dalla mamma: pare che il nonno ci fosse arrivato una volta, aggrappato a uno stelo di grano che era stato raccolto e trasportato al mulino. Il nonno era poi ritornato, con il guscio rotto, ormai moribondo: era stato scagliato via dal suo stelo dalla mano del contadino e gettato nel fondo del camion, che lo aveva poi riportato nel prato da cui veniva, ma in condizioni così pietose che morì pochi giorni dopo. Ma la vita brulicante della città, raccontata dal padre morente, era rimasta nella memoria di sua figlia, che l'aveva descritta a Fiordaliso come un luogo mitico, spaventoso e affascinante al tempo stesso. Arrivare in città, si disse Fiordaliso, questa sì che sarà una bella avventura.  

Si incamminò così sulla strada di terra battuta, entusiasta di poter arrivare in città. Proprio in quel momento, un cavallo sfrecciò velocissimo a pochi centimetri da lei. Lo spostamento d'aria la fece rotolare sull'erba, ai bordi della strada. Intontita dall'urto, si fermò un attimo e si chiese come faceva quello strano essere ad andare così veloce. Passò poi correndo una gazzella, e ancora una volta Fiordalisò rotolò fuori dalla strada. Poi ancora zebre, bisonti, pantere, animali di ogni genere e di ogni dimensione, tutti lanciati a velocità portentose. Fiordaliso aveva il cuore a mille. Era spaventata, ma anche affascinata. Doveva essere magnifico poter correre a quelle velocità pazzesche. Decise di impiegare tutte le sue energie per correre anche lei così veloce. Si concentrò, e partì sparata: correva più che poteva, ma la sua velocità rimaneva quella di una lumaca. Gli altri animali continuavano a sfrecciare e la facevano rotolare ogni volta fuori dalla strada. Dopo diversi minuti, sfiancata dallo sforzo, si fermò e pianse. Per la paura e la tristezza, se ne stava quasi tutta dentro il suo guscio, con la sua unica antenna ripiegata dentro la sua morbida testolina. Pensava: non arriverò mai in città, sono troppo lenta, la mia vita è un fallimento.

Fu allora che iniziò a sentire dietro di sé un lievissimo ticchettio, come quello delle rotelle di un orologio. Si voltò, e vide qual era l'origine di quello strano suono. Un animale diverso da tutti gli altri si avvicinava a lei, lungo la strada. Non produceva altro suono che quel lieve, piacevole ticchettio meccanico. Aveva due ruote e procedeva lentissimo. Al centro, seduta su una specie di piccola sedia, come in sella a un cavallo, c'era una bambina, che muoveva le gambe ritmicamente su e giù, come se spingesse delle leve che davano il movimento alle ruote.

Passandole vicino, la bambina la vide sul ciglio della strada. Si fermò e scese dalla sua seggiola sospesa tra le ruote. Si avvicinò a lei, e vide che piangeva.

-Perché piangi, piccola chiocciola? - le chiese, curiosa e commossa.

-Sono stanca e delusa - rispose Fiordaliso. Qui tutti vanno velocissimi, mentre io non supero mai la velocità di una lumaca.

- Per forza, mia cara - rispose la bimba - Tu sei una lumaca!

- Sì, ma credevo che con la forza di volontà avrei potuto anch'io andare veloce, provare l'ebbrezza della corsa sfrenata.

- Anch'io ragionavo come te, chiocciolina mia. Volevo andare più veloce delle automobili e mi ero messa in testa di poter correre come loro. Ma era impossibile, perché ero solo una povera bambina in bicicletta. Ma un giorno vidi qualcosa che cambiò la mia vita.

- Che cosa vedesti? - chiese Fiordaliso, asciugandosi le lacrime

- Vidi una piccola chiocciola. Sì… proprio come te. Camminava beata sull'erba, godendosi il fresco e l'umido del muschio, mangiando lentamente l'erbetta più tenera e trascinando con sé il suo guscio, senza fretta. Osservandola, ebbi un'illuminazione: capii che andare piano non è un male. Andando piano posso godermi il paesaggio, sentire la brezza fresca sulla mia pelle, respirare il profumo dei fiori, sentire il mio cuore che batte. Andare piano è un modo per raggiungere la felicità.

- Non capisco, rispose Fiordaliso. Se andare piano è bello, perché gli altri animali vanno così veloci?

- Perché non hanno ancora imparato che la felicità è nelle piccole cose, quelle che solo chi va piano può vedere. La chiocciola che ho incontrato quel giorno mi ha insegnato a riconoscere il valore della vita.

- Forse dovrei incontrarla anch'io allora... solo quella chiocciola saggia potrà convincermi che non ho bisogno di andare veloce per essere felice.

- Beh - disse la bambina - non è difficile che tu la incontri. Vive proprio qui vicino.

- Davvero?- esclamò sorpresa Fiordaliso - e come potrò riconoscerla?

- Non saprei - disse la bambina - era molto simile a te, ma... ora che ci penso, aveva un segno particolare: invece di due antenne, ne aveva una sola.

Fu allora che Fiordaliso capì tutto. Sollevò la sua unica antenna, che mentre parlava era rimasta nascosta nella sua piccola testa. Il viso della bambina si illuminò di un sorriso meraviglioso. Una lacrima di commozione scivolò giù dai suoi occhi e cadde sul corpo di Fiordaliso che sentì il piacere di quell'umido e caldo contatto.

Sorridendole, la bambina tornò in sella alla sua bici.

Si salutarono con un cenno e proseguirono ciascuna per la sua strada. Fiordaliso non pensava più alla città e ai suoi misteri. Pensava alla bambina, alla sua bicicletta, e a una tenera chiocciolina con un’antenna sola, che aveva scoperto il piacere e la gioia di essere se stessa.

 

Commenti 

 
0 #2 paolo1 2011-04-26 14:14
saper che dio esiste non cambia niente nell'esistenza di un essere vivente, se non si vive secondo l'ordine che lui il creatore a dato alle cose. Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio, affinchè chiunque vive e crede in lui non perisca ma abbia nell'amore la vita eterna. Dio chiede di amare, come lui ha amato, c'è più gioia nel dare che nel ricevere. ciao
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-1 #1 giò 2011-01-29 23:13
come si fa ad essere felici se siamo inesorabilmente condannati a morire prima o poi, per l'eternità.Solo la certezza dell'esistenza di Dio me la darebbe la felicità, ma,fino ad oggi non ho prove tangibili del suo essere e nessuna speranza
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