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Noopolis, 12 marzo 2686 Cara Selene, sono ancora profondamente scosso per ciò che è accaduto. Un ragazzino di otto o nove anni, dal corpo gracile, in piedi sulla cima più alta della cresta montuosa che si leva ad oriente. Lo stesso ragazzino che da un mese mi appare in sogno ogni notte, nella stessa posizione: di spalle, in piedi, immobile.
L'ho visto mentre scrutavo le colline dall'interno della base attraverso le enormi vetrate che mi proteggono dall'atmosfera venefica di Noopolis. Misteriosamente, sentivo che egli era lì per aspettare me. Volli dissolvere ogni dubbio sulla natura illusoria di tale visione, e mi accinsi a uscire. La distanza da percorrere era notevole, considerato il peso della muta e la necessità di farmi strada in salita su quel ripido pendio, mentre il cammino era reso ancora più faticoso da piccoli crateri disseminati ovunque, rocce sporgenti ed enormi dune sabbiose che rendevano incerto il mio passo. Mentre camminavo, tenevo gli occhi fissi a lui. Giunto ai piedi di quelle alture, non potevo più scorgere la cima, celata da altre rocce che si interponevano tra i miei occhi e la vetta. Cominciai a salire, aiutandomi con le braccia per superare i tratti più impervii. Quando finalmente, ansimante ed esausto, rividi la cima a pochi passi da me, lui non c'era. Lo vidi di nuovo quando ebbi raggiunto la vetta. Era circa duecento metri più a sinistra del punto in cui era svanito. Seduto su un sasso, sollevò la testa e mi fissò con uno sguardo penetrante. Aveva gli occhi neri, profondi, l'espressione austera e imperturbabile come quella di un vecchio reso saggio da una lunga vita in solitudine. Ero pietrificato dal terrore. Non riuscii a pronunciare alcun suono ed evitai a stento di perdere i sensi. Non appariva affatto spaventato né sorpreso di vedermi. Distolse lo sguardo da me e lentamente volse la testa nell'altra direzione, verso l'orizzonte. Mi voltai anch'io e vidi qualcosa di incredibile. Una distesa sconfinata di acqua. Un oceano azzurrissimo che si congiungeva sulla linea dell'orizzonte con il rosso cielo di Noopolis. Non poteva essere acqua. Non poteva esserlo, eppure il suo aspetto era inconfondibile. Era il mare. Mi voltai ancora verso il ragazzo. Vidi solo il sasso. Mi avvicinai ad esso e mi sedetti, nella stessa posizione in cui lui si trovava prima di scomparire. Quello che avevo sotto gli occhi non era il presente. Sapevo che il pianeta da più di un millennio era privo di acqua. In qualche inspiegabile modo, il passato di Noopolis aleggiava nell'atmosfera, e si presentava alla mia mente sotto la forma di visione o di sogno. E il ragazzo dagli occhi di carbone ne era parte integrante. La mia mente ormai priva di controllo aveva scelto quella misteriosa creatura per farsi guidare nelle profondità del suo abisso di follia. O forse era lui che aveva scelto me. Ma per condurmi dove? Non dovrei raccontarti questo, Selene. Se ciò che voglio è riconquistare il tuo affetto e la tua fiducia, farti scorgere la mia pazzia può solo nuocere al mio proposito. Eppure non posso evitare di parlartene, perché in queste visioni è racchiuso il segreto che mi aprirà di nuovo le porte del tuo cuore. Non posso fare altro che continuare a percorrere questa strada, dovesse anche portarmi alla morte. Che cosa posso temere dalla morte, al punto in cui ormai sono giunto? Tutto ciò che voglio è riavere il tuo amore. Seguirò quel ragazzo, chiunque egli sia, dovunque egli mi porti. In lui riposa la mia sola speranza di ricongiungermi a te. |