Home Racconti e dialoghi Il processo - parte I

Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


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PM: E' lei che ha scritto questo testo? E quest'altro? E ancora questo? (mostra all'imputato alcuni vecchi post tratti da blogs o forums)
Imputato: No, non ho mai scritto simili melensaggini
PM: Si ricordi che è sotto giuramento. Il nome dell'autore è il suo
I: Un banale caso di omonimia. Non avete prove
PM: Dunque lei non è quello che anni fa cercava relazioni affettive
I: (ride di gusto) Assolutamente no. Ho ben altro di cui occuparmi
PM: Per esempio?
I: La bicicletta. Le lingue. Il volontariato. E, purtroppo, anche il lavoro
PM: Intende dunque affermare che le relazioni per lei sono superflue?
I: Dipende da che cosa si intende con "relazioni"
PM: Affettive, amicali... relazioni con altri esseri umani
I: Perché, il volontariato per lei non è un canale per costruire relazioni?
PM: Forse. Ma per il resto?
I: Per il resto le relazioni sono utili, ma non necessarie
PM: Si spieghi meglio
I: L'unica relazione necessaria è quella con me stesso, le altre sono un complemento
PM: Una visione un po' egocentrica, non trova?
I: Niente affatto. Una visione profondamente altruistica: non potrò mai dare agli altri ciò che non so dare neanche a me stesso.
PM: Fatto sta che lei passa gran parte del suo tempo da solo. E non è per niente felice
I: (accenna un sorriso sarcastico) Vuole mostrarmi le prove?
PM: Non ho bisogno di prove. Uno che vive in quel modo non può essere felice
I: Lei è un campione dell'illazione qualunquistica. Concluderà l'interrogatorio con "non c'è più la mezza stagione"?
PM: Risponda sì o no: lei è felice?
I: E' difficile esserlo quando si incontra gente come lei. La domanda non è pertinente e mi rifiuto di rispondere.
Giudice: L'imputato ha ragione. Il PM si attenga all'oggetto dell'interrogatorio
PM: Chiedo scusa. La mia domanda mirava a dimostrare che l'imputato sta nascondendo i suoi veri sentimenti dietro un'apparente indifferenza.
I: Vedo che la sentenza è già stata scritta dal nostro amico PM.
PM: La melensaggine dei suoi testi di alcuni anni fa non è scomparsa: la sta solo camuffando
G: Invito il PM ad astenersi da giudizi di merito. Le ricordo che questo è un interrogatorio e non un'arringa
PM: Va bene. Ho finito
I: Posso aggiungere qualcosa spontaneamente?
Giudice: Ne ha facoltà
I: L'impianto accusatorio messo in piedi dal nostro PM è palesemente viziato da un pregiudizio diffuso: quello che afferma l'impossibilità di essere felici da soli. Da questo pregiudizio deriva l'obbligo sociale di farsi una/un partner, anche soltanto pro tempore, perché altrimenti "non sei normale". Se vuoi trasformare una possibilità gradevole in una condanna, ti basta renderla obbligatoria: il "devo trovarmi qualcuna/qualcuno" è l'anticamera del divorzio. O della paranoia.

 

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