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Primo gennaio PDF Stampa E-mail
Scritto da Davjdek   
Mi dicevi: di qui a pochi mesi le cose cambieranno, vedrai. Non sono cambiate. Non nella mia vita esterna, per lo meno. E' cambiato molto, invece, dentro di me.
Ho imparato che quando il dolore arriva, il verbo giusto non è "respingerlo", ma "lasciarlo scorrere". Quel quadernetto regalato a Natale non è finito per caso nel fiume, dopo un volo dal ponte la sera del primo gennaio. Ci è finito perché doveva seguire la corrente, meglio: diventare corrente.
Ho imparato ad ammettere che tutti i miei innamoramenti hanno una forte componente edipica, e non è poco.
Ho imparato che quel neonato all'eterna ricerca di una mamma ha il diritto di cittadinanza nel mio Stato, e nemmeno il più autoritario dei governi potrà mai arrogarsi il potere di espellerlo. Tanto vale provare ad ascoltarlo, e perché no, anche ad abbracciarlo e a fargli da mamma. Non potrò mai allattarlo, questo è vero, ma posso nutrirlo del mio affetto e, soprattutto, lasciarmi nutrire da lui.
Ho imparato che c'è anche un adolescente, nel mio Stato. E possiede pieni diritti politici e civili. Posso forse proibirgli di innamorarsi di una ventenne? E con quale autorità? Anche lui merita ascolto, attenzione, amore. E tocca a me darglieli. In fondo, è perfino piacevole: gli adolescenti sanno amare come nessun adulto potrà mai fare. E' un tesoro prezioso, il mio caro adolescente.
E poi ho imparato che c'è lui, l'animale. A volte penso che se riuscissi a liberarmene raggiungerei finalmente la felicità. Sbaglio. Anche lui c'ha diritto, a vivere nel mio Stato. Non avrà proprio gli stessi diritti degli esseri umani, ma quello di esistere sì, che ce l'ha. Accoglierlo, come faccio con l'adolescente e il bambino, è ben più difficile... perché lui vuole tutto, ma proprio tutto (e qui la citazione battiatesca è ormai palese). Ed è lui che mi dà quel dolore che non scorre, ma si infogna e imputridisce, e si veste di ira funesta per darsi un'aura di eroismo rivoluzionario: povera, patetica bestiolina. Ma tu, in tutto questo, non c'entri nulla.
E allora, non mi resta che chiudere gli occhi, e sentire ancora quelle braccia che mi stringono forte, quel calore di una mamma ventenne che ormai è mio, e nessuno potrà mai togliermelo. E' questo il tepore che non ha più smesso di riscaldare la mia casa, da quella sera del primo di gennaio.
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