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Noi due soli, tra le verdi distese solcate da rivoli e stradine. Noi due, a correre felici come bambini senza neanche sapere dove finisse la strada, a sostare tra casolari e paesini sperduti tentando di capire dove fossimo. E' stato bello. Dimenticarci di tutto, scorrere lievi e spensierati, gustarci la brezza fresca come una birra spumosa.
E poi la sera, tu a goderti il meritato riposo in ostello, io a passeggiare per sgranchirmi un po' in una città sconosciuta, paciosa, accogliente. In ogni angolo, negozio, locale, frammenti di vita di gente comune. Un sonno sereno in ostello, e poi ancora mattina, ancora insieme a scoprire nuove strade e nuovi orizzonti. Quante volte abbiamo sbagliato il percorso e ci siamo fatti una risata: non è mai stato così bello ammettere i nostri errori e accorgerci di quanto sia piacevole tornare indietro, provare una strada nuova, finalmente quella giusta. Un grande insegnamento di vita: sbagliare non solo è umano, non solo è inevitabile... è stupendo! Scoprirci meravigliosamente difettosi, superbamente imperfetti e adorabilmente sprovveduti. E poi, la gioia di imbroccare alla fine la scelta giusta: non l'avremmo mai provata, se prima non avessimo commesso tanti e tanti amabilissimi errori. Ancora: il piacere indicibile dell'andare, senza pensare al traguardo, ma gustando con gratitudine ogni metro del nostro percorso. Il piacere del nostro corpo in movimento, in armonia con l'aria, col terreno, con ogni filo d'erba che si inchinava a salutarci al nostro passaggio. E il piacere della lentezza: andar piano apposta, in barba al culto della velocità che appesta il nostro vivere quotidiano. E andare contando sulle nostre sole forze, senza consumare risorse che la natura non può riciclare, senza emettere altro che sudore e respiro. Quanti fiumi abbiamo attraversato... li ricordo tutti: il Reno, il Panaro, il Secchia, l'Enza, il Parma. Ognuno di loro ci ha insegnato che la vita è corrente. Non importa se placida o impetuosa, quel che conta è l'andare. E finalmente, l'approdo. L'ingresso trionfale in una nuova città, anch'essa accogliente e un po' magica, con le studentesse a prendere il sole sul prato, belle e colorate come i fiori che ammiravamo lungo il percorso. Il pranzo frugale, la passeggiata in centro, e poi di corsa alla stazione, a prendere insieme il treno che ci avrebbe riportati a casa. Sei stata fedele compagna di viaggio e maestra di vita. Null'altro desidero, adesso, che dirti il mio grazie. |