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Angeli della pausa pranzo PDF Stampa E-mail
Scritto da Davjdek   
Giusto per fare un dispetto a qualcuno secondo cui parlo sempre di donne, oggi cambio argomento. Parlerò delle ultime novità dal mondo delle scienze mediche.
Nei laboratori di una famosa azienda farmaceutica è stata scoperta una nuova sindrome. Ovviamente ha già un nome: "sindrome della pausa solitaria". Colpisce impiegati single, per lo più di mezza età, di sesso maschile.
Inizialmente, la malattia è asintomatica. L'impiegato si sente felice. Lavora tutta la mattina con gran lena, pregustando il momento della pausa pranzo. Per lui quello è l'unico momento della giornata in cui può godere di relazioni piacevoli con altri esseri umani, specificamente con esseri giovani e di sesso femminile.
Quando scocca l'ora della pausa, egli corre al luogo prefissato, per nutrire adeguatamente il corpo e lo spirito. Si nutre di sorrisi, allegria, spensieratezza. Fa ogni giorno una salutare scorpacciata di bellezza e di vitalità, di candore e simpatia, gratuitamente offerte dagli esseri femminili di cui sopra. E questo nutrimento gli basta per dare un senso all'intera giornata, altrimenti monotona e vuota di relazioni.
Col passare dei mesi, però, l'impiegato comincia a divenire consapevole che nessun cibo dura in eterno. Arrivera il momento in cui quel cibo finirà. La sua fame di compagnia è sempre lì, e ogni giorno rivendica la sua dose di dolcezze, ma quel giorno si avvicina inesorabile. L'impiegato già si immagina, solo, a sgranocchiare il suo misero panino, a ricordare ben altri momenti e ben altri nutrimenti. Ed ecco che fa capolino la nostalgia, il malessere, la voglia di fermare il tempo.
Ma quel dolce nutrimento deve andare per la sua strada. Fra poche settimane, passate le vacanze, passati gli ultimi giorni insieme in ufficio, arriverà l'autunno, e gli angioletti della pausa pranzo voleranno come le rondini per mete sconosciute, andranno forse a nutrire di dolcezza altri impiegati di mezza età in altri uffici di altre città.
E a te, caro impiegato solitario, non resterà che il ricordo. Aprirai ogni tanto quella cartella segreta, in cui hai riposto le foto più belle delle più belle fra le tue colleghe, e ti nutrirai di quei pixel. Forse, nei tuoi weekend solitari, ricomincerai ad aggirarti nel parco o per le vie del centro, osservando con silente invidia le coppiette felici, o ammirando a distanza le bellezze ad altri destinate. Forse tornerai a passare i tuoi sabati in biblioteca, scegliendoti - ovviamente - un posto vicino a una bellezza intenta nelle sue letture, solo per poter sentire la vicinanza di un corpo femminile.
Ma sai che loro, gli angeli della pausa pranzo, in realtà non ti lasceranno mai. La primavera che hanno portato nel tuo grigio ufficio è una primavera speciale, che non dura tre mesi e nemmeno un anno, ma una vita intera. Dovrai solo saperla guardare, odorare, ascoltare, e lasciartene accarezzare. Non più fuori di te, ma dentro.
Bene. Ho mantenuto la promessa: non ho parlato di donne. Solo di esseri femminili.
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