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Andiamoci piano PDF Stampa E-mail
Scritto da Davjdek   
Sette giovanissime vite sono finite, in una notte qualunque di un agosto qualunque, su una delle tante strade che portano al mare del mio Salento. Ragazze e ragazzi fra i 17 e i 32 anni. Le foto sui giornali mostrano visi che sorridevano alla vita, raggianti di quella bellezza che a vent'anni risplende come in nessun'altra età. Una bellezza che oggi non c'è più, distrutta da uno schianto fatale.
Di fronte a questi eventi, l'unico pensiero è che dovremmo smetterla. Smettere di correre sulle strade a 160 all'ora. Smettere di fare della nostra vita una gara di velocità. Smettere di sbavare per gli pseudocampioni motorizzati che sfrecciano sulle piste, non importa se con due o quattro ruote.
Andar piano, ecco tutto. Anche nelle piccole cose di ogni giorno. Andar piano da casa al posto di lavoro, andar piano anche quando camminiamo, andar piano come principio di vita. Andar piano, magari, anche nell'amore.
Frequento da un po' un forum dedicato al mal d'amore. Resto sbigottito nel leggere racconti di relazioni extraconiugali presentate come una normalità, qualcosa di socialmente e moralmente ineccepibile. Storie di amori tragici con uomini violenti, che umiliano, maltrattano, violentano psicologicamente le malcapitate partners, che però continuano ad adorarli. Rapporti consumati come se la passione fosse l'unica ragione della nostra vita. Non importa se è una passione insana, velenosa, mortale. Se è passione, va vissuta fino in fondo, a qualunque costo. A pensarci, è la stessa mentalità del giovane che sfreccia a 160 all'ora incurante del valore della vita, propria e altrui.
E ti vien voglia di gridare la tua rabbia. Perché sai che chi va piano, nella vita e nell'amore, resta solo. Sai che la legge del mondo è questa: correre più che puoi, consumare le passioni come si consuma un pasto al fast food, giocarti la vita come ci si gioca un terno al lotto. E se tu invece credi nella lentezza sei fregato. Se credi nell'amore che si costruisce giorno dopo giorno, sei solo uno sfigato. Se credi nel dialogo, nell'ascolto, nella sincerità, sei un troglodita che perde tempo in queste inutili fesserie. Sei out.
La solitudine forse è il prezzo da pagare per poter andare piano. Porta con sé tristezza, a volte amarezza e sconforto, spesso anche tanta rabbia, ma ti dà l'ineguagliabile piacere di essere coerente con te stesso. E non è poco.
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