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Il ballo della vita PDF Stampa E-mail

Racconto di Marcial Lafuente Estefanìa
Tradotto da Davjdek

Era indeciso, Pedro Morenas. Perso tra le pagine di un libro di racconti romantici, pensava di mettersi a letto presto, cedendo al sonno lentamente, tra un capitolo e l'altro, come ogni sera. Ma qualcosa gli diceva che doveva fare lo sforzo di uscire, quella sera. Una festa di paese, una delle tante, avrebbe riempito la sua serata in modo un po' meno noioso del solito.

Sapeva però che da quella festa, se ci fosse andato, sarebbe ritornato più depresso che mai. La vista di tante donne attraenti e distanti, di tante coppie che ballavano, giocavano, si appartavano per vivere i loro segreti minuti di passione, lo avrebbe gettato in quello stato di autocommiserazione in cui già tante volte era caduto. Decise comunque di uscire, forse per masochismo, forse perché una voce misteriosa gli diceva che qualcosa, nel corso di quella festa, sarebbe accaduto.
Si vestì rapidamente, coi primi abiti che trovò nell'armadio. Montò sulla sua vecchia bici nera e pedalò verso il centro, oltrepassando il ponte sul fiume, quel fiume di cui spesso si soffermava ad ammirare la superficie liscia come uno specchio.
Ce n'era parecchia, di folla, nella piazza. La musica già risuonava e gli anziani battevano le mani a ritmo, incoraggiando i giovanotti a invitare al ballo le ragazze.
Al lato destro del palco, seminascoste dal pubblico, già ballavano diverse coppie. Pedro si avvicinò. Nel gruppo, una ragazza si lasciava notare a distanza per la notevole statura e per la grazia del passo. Dava le spalle a Pedro. I lunghissimi capelli castani le scendevano fino al bacino lisci come il vicino fiume, ondeggiando ritmicamente come a voler ingaggiare un ballo coi suoi fianchi sinuosi. Il suo compagno era ancora più alto di lei, muscoli e spalle da pugile, capelli pettinati indietro e camicia aperta sul petto, come usava. Lo vedeva di fronte: un viso ben rasato, con la mascella forte. Non aveva più di 30 anni.
Sicuramente, si disse Pedro, anche lei è molto giovane, forse più di lui.
Conosceva bene quell'emozione. All'ormai non tenera età di 41 anni, non poteva evitare di provare quel trasporto irrazionale, irresponsabile, invincibile verso le ventenni, simbolo vivente di una gioventù che lui non aveva mai vissuto. Erano il suo tormento, le ventenni. La pena infernale da scontare per non aver saputo vivere la propria giovinezza.
Li osservava a distanza, cogliendo ogni tanto, quando lei si voltava, i lineamenti del viso della ragazza, delicati come la sua danza. Sì, era una ventenne. E bella, drammaticamente bella.
Al termine del ballo, mano nella mano, i due giovani si avviarono fuori dalla folla, camminando proprio in direzione di Pedro. Gli passarono vicino senza accorgersi di lui. Un profumo inebriante di pelle femminile lo investì all'improvviso, dileguandosi poi insieme coi due nel buio dei vicoli dietro la piazza.
La musica era ripresa, ma Pedro non la sentiva più. Un misto di angoscia e di invidia lo invadeva. Lui lo sapeva, dove erano diretti. Nascosti dentro un vecchio portone, al riparo da sguardi indiscreti, stavano sicuramente ballando la danza della passione amorosa, quella danza che Pedro conosceva solo per aver ascoltato i racconti piccanti dei ragazzi in osteria, o grazie alla lettura delle storie d'amore che accompagnavano il suo assopimento serale. Una danza sempre sognata e mai, mai, mai ballata da un uomo ormai troppo vecchio per poter ancora sperare.
Decise che si era punito abbastanza, per quella sera. Fece ritorno verso la sua bici. Giovani ubriachi schiamazzavano proprio lì vicino. Montò in sella e due giovinastri gli si pararono davanti.
- Quella bici è nostra.
Pedro capì subito le loro intenzioni. Girò di lato il manubrio e cercò di squagliarsela con un colpo secco di pedale. Uno dei due mollò un calcione alla ruota posteriore, facendolo cadere. Lo sollevò, tenendolo per le braccia, e l'altro caricò il pugno alzando l'avambraccio.
Che il colpo fosse andato a segno, esattamente sulla tempia sinistra, Pedrò lo capì solo al risveglio, arguendolo dal dolore che proveniva proprio da lì. Aprì gli occhi, e ci mise un po' a intuire che non era nebbia quella che rendeva tutto così opaco, ma la sua vista offuscata dal trauma. Quando sollevò la testa il dolore lancinante gli fece capire che non sarebbe stato facile alzarsi in piedi.
- Fa ancora molto male?
La giovane voce femminile proveniva dalla sua sinistra, lo stesso lato della sua tempia martoriata.
Non ebbe la forza di rispondere. La ragazza riprese:
- Passavo di qui e l'ho vista a terra. Mi sono fatta dare un po' di ghiaccio dalla locanda qui dietro. Lo metta sulla testa.
Pedro tese la mano, ma lei poggiò direttamente il sacchetto col ghiaccio sulla sua tempia, prendendo delicatamente la mano di lui e stringendola, come a volerlo consolare della violenza subita.
- Le hanno rubato la bicicletta, vero? Non è la prima volta che aggrediscono un forestiero.
Riuscì a voltarsi per guardarla negli occhi. Accovacciata, il capo chinato verso di lui, i suoi lunghissimi capelli gli sfioravano dolcemente la guancia.
Si mise dolorosamente a sedere per terra, tenendo stretto il ghiaccio alla tempia. La vide di fronte, per la prima volta da vicino.
- Mabel, piacere - la ragazza tese la mano.
- Pedro Morenas. Mi spiace averle dato tanto disturbo.
- Non si preoccupi - fece con un candido sorriso di ventenne.
- Un tè caldo le farà passare il mal di testa. Se desidera, l'accompagno alla locanda all'angolo.
Gli offrì un braccio aiutandolo ad alzarsi e si avviarono insieme verso la locanda.
Il mal di testa era atroce, ma Pedro quasi non lo sentiva. Stava camminando a braccetto con una ragazza meravigliosa, il suo profumo inondava le sue membra doloranti, la sua bianca pelle lo ubriacava.
Nella locanda, Mabel gli indicò una sedia, ma rimase vicino alla porta, come a voler andar via, una volta compiuta la sua missione.
Pedro si fece coraggio. - Non andar via, ti prego. Prendi un tè con me.
Mabel accettò con un sorriso.
- Da quanto tempo vive qui?
- Due mesi e mezzo. Sono stato assunto nella biblioteca comunale. Diamoci del tu, per favore.
- Mi spiace davvero per questa disavventura. Questi ragazzacci ubriachi sono la piaga del paese.
- Non importa. Ad essere sincero, sono felice che sia accaduto. Se non mi avessero picchiato, non avrei incontrato un angelo come te.
Mabel si fece rossa, inaspettatamente. Il suo viso era tondo, in contrasto con il corpo slanciato, e quando sorrideva le spuntavano due fossette sulle guance. Anche il seno era tondo. Ora Pedro lo poteva intravedere sotto la camicetta sottile.
- Sei molto gentile. In realtà, sono molto meno angelica di quanto possa sembrare.
- E il tuo compagno di ballo? Dove l'hai lasciato?
- Abbiamo litigato proprio poco fa. Se n'è andato.
Il sorriso con fossette si velò di tristezza.
- Mi spiace molto. Vedrai che presto tornerà il bel tempo tra voi.
- Non so. Temo di non amarlo.
Un attimo di silenzio, poi riprese: - Luis è un uomo freddo. Non c'è calore nel suo abbraccio.
Pedro immaginò se stesso che la abbracciava. Era capace lui di abbracciare una donna con calore?
Mabel cambiò argomento. - E tu? Sei qui con tua moglie?
- Solo. E non soltanto adesso. Lo sono sempre stato.
- E perché?
- Dovrebbero risponderti le donne che mi hanno respinto.
- Mette tristezza. Pensare che tante ragazze si scelgono uomini violenti, e tu che sei così dolce...
- Che dirti, Mabel. Ho smesso di pormi queste domande.
Pedro sollevò la tazza per portarla alla bocca. Il tremore delle sue dita tradì l'emozione che ormai era padrona di lui.
- Stai tremando - notò Mabel.
- Non ti sfugge niente - replicò Pedro con un sorriso.
La radio accesa dal locandiere gracchiava una canzone già sentita.
- Che caso, disse Mabel - è la canzone che suonavano in piazza poco fa.
- Già. Ecco, forse avrei dovuto imparare a ballare bene come te. Allora sì che ne avrei conquistate, di donne.
- Ma tu sai già ballare! Basta farti entrare dentro il ritmo. Vuoi provare?
Dimenticando il mal di testa, ancora barcollante, Pedro si ritrovò in piedi tra le sue braccia. Ballavano lentamente. Lei guidava con dolcezza i suoi passi e gli sorrideva ogni volta che lui maldestramente le pestava i piedi.
Pedro pensò: se in Paradiso si balla, questo è il suo ballo. Se il Paradiso ha un profumo, questo è il suo profumo. Se il Paradiso ha il nome di una donna, questo nome è Mabel.
I minuti passavano e sembravano secoli. Poi la canzone finì. Uno sguardo complice, le mani ancora strette per qualche secondo prima di staccarsi.
Pagarono il conto, uscirono. Scelsero di fare due passi nei vicoli del paese.
- Quindi non hai mai abbracciato una donna? - chiese Mabel con un tocco di malizia
- No. Neanche mai baciata. Non me lo hanno mai concesso.
Non aveva finito di dirlo che le braccia di Mabel già circondavano il suo corpo, tanto strette da togliergli il fiato. Sentiva il suo seno premere sul suo petto. Strinse anche lui le braccia intorno a lei e appoggiò la testa sulla sua spalla, respirando ancora una volta il suo profumo. Ora i capelli di Mabel scivolavano sul suo volto, come ad accarezzarlo. Era questo, il Paradiso.
Quanto tempo durò quell'abbraccio? Pedro avrebbe voluto che smettesse per sempre di scorrere, il tempo, e li lasciasse così, stretti uno all'altra, a celebrare un rito silenzioso ed eterno.
- Ora devo proprio andare - sussurrò Mabel un attimo prima di allentare la stretta. - Sono felice di averti conosciuto.
Pedro la guardò senza parlare, le mani ancora strette a quelle di lei. Mabel capì e lasciò che lui avvicinasse il proprio viso al suo.
Fu un lievissimo sfiorarsi di labbra. Pedro aveva sempre pensato al bacio come ad un gesto carico di sacralità e di mistero. Ora quel mistero era lì, prigioniero tra le sue labbra e quelle di lei, unite in un contatto insperato.
Mabel lo guardò intensamente, gli regalò l'ultimo sorriso con fossette, e gli disse: - Domani parto con mio padre per lavoro. Ti scriverò all'indirizzo della biblioteca -.
Pedro annuì, senza riuscire a pronunciare una parola. Mabel scappò via senza aggiungere altro, e lui osservò per l'ultima volta i suoi lunghi capelli ondeggianti nella corsa. Scomparve dietro un angolo.

Trascorsero i giorni. Il fantasma di Pedro andava al lavoro ogni mattina, e ogni sera alla stessa ora si coricava col suo libro tra le mani, ma le sue notti passavano in bianco. Il vero Pedro era rimasto lì in quel vicolo, a guardare immobile nel buio verso quell'angolo dietro il quale Mabel era svanita.

Fu dopo un mese esatto che giunse la sua lettera.

"Caro Pedro,
questa mia è per dirti addio. Non tornerò più al nostro paese. Io e Luis ci sposiamo a settembre. Ora va meglio, sta imparando a trasmettermi il calore di cui ho bisogno.
Non ti dimenticherò, mio caro Pedro. Pregherò perché tu sia felice.
Ti abbraccio.
Tua Mabel"

Uscì dalla biblioteca in anticipo, quella sera, Pedro Morenas. Si fermò sul ponte sopra il fiume, quel fiume di cui ammirava la superficie liscia come uno specchio. Come i capelli di Mabel.

Furono appena quattro secondi. Un tempo sufficiente a rivivere un abbraccio e un bacio che gli avevano fatto conoscere il Paradiso. Quel Paradiso nel quale ora Pedro sarebbe entrato, una volta per sempre. Il fiume-specchio, il fiume-capelli di Mabel stava per accoglierlo nel suo liquido abbraccio.

Non provò dolore, Pedro Morenas, quando il fiume finalmente lo accolse.

Commenti
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toppe     |2008-09-12 13:12:08
...era solo che parlavano due lingue diverse, in cui la stessa parola - lo
stesso gesto - aveva significati differenti. Per certe persone un bacio è così
inflazionato, che uno più, uno meno...
Davjdek     |2008-09-13 01:43:30
Per certe altre invece è un sogno che non si è mai realizzato.
Pedro lo
sapeva, che Mabel non lo amava. Ma ormai la sua vita non poteva più essere la
stessa. Quando scopri il Paradiso, non puoi più vivere senza.
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