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Scritto da Davjdek
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Me l'ero quasi dimenticato, questo mesto piacere dell'autunno che avanza. La casetta freddina e silenziosa, il cielo sonnacchioso e grigio, una tisana sorseggiata in solitudine e i racconti di Borges da leggere piano piano. Strimpello la chitarra nel buio della mia stanzetta, sussurrando canzoncine in griko, e immagino al mio fianco una presenza femminile che mi ascolta in silenzio, commossa dall'ingenuità delle mie povere note incerte.
Qualcuno la chiamava voluptas dolendi, la tristezza dolce di chi non ha altro da fare che contemplare il tempo, placidamente rassegnato al suo scorrere impietoso. Eppure i classici buoni propositi autunnali non mancano: i corsi di tango, di pizzica, di spagnolo. Il volontariato. Nuove amicizie da tentare. Impegni e passatempi che riempiranno le tue serate e terranno lontana la tentazione di rinchiuderti in te stesso. In più, due amicizie nate un anno fa che ti resteranno nell'anima, anche se dovrai abituarti a non godere più della loro cara presenza quotidiana. E sempre tanta voglia di novità belle, che ti facciano sentire ancora vivo, che ti accompagnino verso l'appuntamento più temuto, quello dei 40, con la certezza di aver superato per sempre quella soglia, di essere entrato in una vita finalmente piena, dipinta di emozioni mai vissute. Con la certezza, soprattutto, di non dover più temere il tempo, perché la tua felicità è qui, nel presente, e non hai niente da rimpiangere quando ti guardi dietro, niente di cui aver paura quando guardi avanti. Tu chiamale, se vuoi, speranze. C'è un racconto di Borges che s'intitola "L'altra morte". Narra di un uomo che si trascina dietro una vita da perdente, piangendo per 40 anni una sconfitta ingloriosa patita in gioventù, ma prima di morire, nell'agonia, si riscatta rivivendo - in un delirio così vivido da trasformarsi in realtà - il suo passato e cambiando quella sconfitta in un eroico trionfo. Ieri sera mi sono addormentato ripetendomi le sue parole finali: "egli ebbe quello che il suo cuore bramava, e tardò molto ad averlo, e forse non c'è felicità più grande". Sarà solo un'ingenua consolazione, però è bello pensare che la sorte funzioni come gli interessi di un credito. Più essa tarda a darti ciò a cui aneli, più la tua felicità, alla fine, sarà grande: l'arbitro invisibile delle sorti umane ti restituirà gli interessi maturati in decenni di sofferte attese. Tu chiamale, se vuoi, illusioni. Io le chiamo, più banalmente, ragioni per continuare a vivere. |