L'animale non parla, ringhia. Si muove scomposto, gira nervosamente su se stesso, come a volersi mordere la coda. Si ritiene vittima di profonde ingiustizie ("perché gli altri sì e io no?"), medita funesta vendetta e si considera un eroe incompreso. E' un tipo davvero strano, l'animale. Eppure non ha tutti i torti.
In fondo, non fa altro che rivendicare un suo diritto. Lo fa in modo inconsulto, irrazionale, spesso irritante, ma ciò che lui brama è semplicemente un suo diritto. Ogni uomo, ogni donna, ogni animale, ogni essere sessuato ha il sacrosanto diritto alla soddisfazione dei suoi bisogni sessuali. I problemi sorgono quando il diritto si scontra con la totale assenza di occasioni per esercitarlo. E' da qui che nasce la nevrosi: da un'energia che vorrebbe espandersi e non trova sbocchi, quindi ristagna, reprime le sue potenzialità creative, e si corrompe, diventa veleno che entra nel sangue e invade il cuore. In realtà, il suo diritto potrebbe esercitarlo aprendo il portafoglio: quando la vita non ti dà occasioni gratis, puoi sempre comprarle. A lui andrebbe anche bene: continuerebbe ad essere inviperito con la vita ("perché gli altri gratis e io devo pagare?"), ma lo farebbe, pur di trovare uno sfogo. Ma il suo padrone non ci sta. Sa bene che non è questa la soluzione. Il suo padrone è consapevole che non si risolvono questi problemi aprendo il portafoglio, tanto più se quest'ultimo è perennemente vuoto. Egli conosce la via e la percorre senza indugi. Sa che l'esercizio di quel diritto giungerà al termine di un cammino lungo ma appassionante. Un cammino che inizierà con un incrocio di sguardi, proseguirà con parole e sorrisi, racconti e confidenze, si distenderà sui sentieri del dialogo e del confronto, si animerà poi di abbracci e carezze e timidi bacetti, e un bel giorno troverà il suo compimento nel bacio, quello vero. Quel bacio tante volte sognato, bramato, agognato più di qualunque altra cosa, più della vita stessa. Il sesso verrà dopo, ne sarà il naturale complemento, e sarà certo bellissimo, ma non più degli abbracci e dei baci che lo avranno preceduto. Romanticherie da troglodita, pensa l'animale. Lui li vede, i giovani d'oggi: baciarsi tanto per vedere che sapore ha, fare sesso tanto per poter dire "mi sono fatto anche questa (o questo)". E' così che vuole fare anche lui, anzi "deve" farlo. Perché lui non conosce la volontà, conosce solo il bisogno. Sicuramente un giorno il suo padrone riuscirà ad addomesticarlo. A fargli capire che la felicità e il sesso non sono la stessa cosa, anche se il secondo può essere un aiuto per la prima. A fargli scoprire che l'emozione di un abbraccio autentico, quella che anche lui, grazie al cielo, ogni tanto può sperimentare, non è inferiore a quella che può dare un coito. E fargli intuire che la sua rabbia, la sua sete di rivalsa, altro non sono se non i sintomi della sua incapacità di amarsi, della sua nevrotica equivalenza "uomo che non scopa = sfigato". Quando ciò accadrà, finalmente quella irritante bestia ringhiosa diventerà un tenerissimo cucciolo, pronto a dare e ricevere amore, passione e piacere da una meravigliosa, dolcissima ragazza. Buon lavoro, caro padrone: da oggi sei un impavido domatore di belve. |