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Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


Breve storia di due amanti PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcial Lafuente Estefania tradotto da Davjdek   
Fu così che Augusto Millar entrò nella storia. Di prepotenza. Un'infanzia segnata da un padre autoritario e da una madre depressa, poi un'adolescenza ribelle che lo aveva portato a conoscere le bettole e i postriboli, le risse sanguinose e gli amori impossibili, fino a giungere ad una giovinezza da gaucho temerario. Aveva bruciato le tappe, Augusto Millar. Il traffico di armi dal vicino confine era sotto il suo controllo. Un decimo dei proventi del mercato agricolo locale veniva versato dai proprietari terrieri nelle sue casse, in cambio di protezione dalle razzie dei banditi. Giunse alle soglie dei 40 anni con la consapevolezza di aver già ottenuto dalla vita tutto ciò che avrebbe mai potuto desiderare: potere, fama, ricchezza. E i servigi della donna più bella di tutto il Sud America.
Yolanda non era semplicemente la sua donna, era la padrona della sua anima, tanto quanto lui era il padrone del corpo di lei. Gli piaceva servirsi di quelle esili membra ammaliatrici come di un giocattolo da maneggiare brutalmente, senza rispetto né tenerezza, per dare sfogo ai suoi più bassi istinti. Quelle stesse esili membra, un giorno, gli diedero la morte. Dopo averlo fatto ubriacare, averlo saziato di piacere, aver aspettato che si assopisse, la mano di Yolanda impugnò il più affilato dei coltelli che riuscì a trovare in cucina e aprì la gola di Augusto Millar. Fece appena in tempo a guardarla negli occhi, prima di morire soffocato dal suo stesso sangue.
Non aveva scampo, Yolanda. Sapeva che gli uomini di Augusto l'avrebbero fatta a pezzi in un istante, appena scoperto il delitto. Approfittò delle prime luci dell'alba per calarsi giù dalla grondaia. Corse nel bosco, seminuda, coi capelli lordi del sangue schizzato dalla vena giugulare di Augusto Millar.
Sapeva che di lì a pochi minuti i cani l'avrebbero braccata come una lepre. Correva al buio, graffiandosi le cosce e i fianchi in mezzo ai rovi, ferendosi i piedi sui sassi aguzzi che sporgevano dal tappeto di foglie del sottobosco. Cadde inciampando in un tronco. Un dolore lancinante alla caviglia sinistra le diede coscienza che si era rotto qualcosa. Urlò come un maiale al macello. Il sudore colava giù lungo il collo, l'affanno soffocava i lamenti. Era spacciata. Si stese su un fianco e si piegò in posizione fetale, attendendo tra i gemiti l'arrivo dei cani.
Morire a vent'anni, pensava, dopo una vita da schiava. Morire a vent'anni, senza aver mai conosciuto l'amore. Vent'anni.
Sobbalzò all'improvviso quando una mano, ruvida e fredda, si poggiò sul suo braccio rigato dai graffi. Col viso inondato di lacrime si voltò, certa di incontrare lo sguardo del suo carnefice. Vide un uomo dagli occhi scuri circondati da occhiaie, un viso solcato da rughe profonde, labbra sporgenti e ispida barba. Il suo sguardo la colpì: nessun odio, nessuna sete di vendetta traspariva da quegli occhi. Piuttosto, leggeva in quel volto una sorta di compassione mista a complicità. L'uomo si chinò su di lei, fece passare un braccio sotto il suo fianco, l'altro sotto le gambe, e la sollevò, reggendo il suo gracile corpo, quasi nudo e imbrattato di fango, sangue e terra. Yolanda strinse le sue braccia al collo di quell'uomo, piangendo e sperando. La condusse in un piccolo casolare di legno, sicuramente uno di quei depositi usati dai contadini per deporvi gli attrezzi. Un tanfo di letame e di fieno inondava l'ambiente. La adagiò su un cumulo di foglie, aprì una borraccia e le offrì un sorso d'acqua, senza profferire parola.
- Chi sei? - mormorò Yolanda.
- Javier Managua. Lavoro qui da una vita, da quando mio padre mi vendette ad Augusto Millar per badare al porcile.
- Mi conosci?
- Certo, signora. Sei la donna di Augusto Millar. I suoi uomini sono sulle tue tracce. Mezz'ora fa sono venuti da me, mi hanno svegliato e puntato un coltello alla gola, chiedendomi se ti avevo vista fuggire.
- Ora mi porterai da loro? Ti ricompenseranno, se lo farai.
Javier non rispose. Pose una mano sulla sua caviglia e la strinse con delicatezza. - Potrebbe esserci una frattura. Proverò a bloccarla con un asse di legno.
Si allontanò, rovistò nel deposito, tornò con due piccoli assi e uno spago. Le afferrò il piede poggiandolo sul proprio ginocchio, pose gli assi ai due lati della caviglia e strinse lo spago. Guardò le cosce di Yolanda, ammirandone la levità e il candore, nonostante il fango che le lordava.
- Uccideranno anche te. Perché lo fai?
- Vivo come un maiale tra i maiali. Che vuoi che me ne faccia di una vita così?
- Non ti sei mai allontanato da qui?
- Mai. Avevo 8 anni quando mi portarono al porcile. Riempivo le vasche di mangime, raccoglievo il letame. Oggi faccio le stesse cose, 45 anni dopo. Mia madre era morta nel darmi alla luce. Crebbi coi nonni paterni. Morirono di colera che avevo 7 anni. Mio padre mi vendette al suo padrone.
Finì di fasciare la caviglia e la appoggiò con cura al suolo. Yolanda gli prese la mano e gli fece cenno di stendersi vicino a lei. Lo guardò intensamente. Poi la sua mano scivolò sul petto villoso di Javier, scese sul ventre, slacciò il pantalone, afferrò il sesso. Javier lasciò fare. Lei avvicinò il viso al suo, fino al contatto delle labbra. Le lingue si abbracciarono, mentre i loro corpi facevano altrettanto.
- Hai mai conosciuto il corpo di una donna?
- Mai.
- Lasciati andare. Ti guiderò io.
Fecero l'amore sulle foglie, tra il fieno e il letame. Rimasero stretti uno all'altra. Javier si adagiò sul suo seno, bianchissimo e florido in contrasto con la gracilità del suo corpo.
Non si mossero affatto, quando irruppero i gauchos. Li afferrarono entrambi, nudi, li trascinarono fuori mentre il sole del mattino scaldava l'aria del bosco. Due corde pendevano dalla quercia di fronte. Li costrinsero a salire su due casse di legno, strinsero il cappio intorno al loro collo. Neanche un lamento uscì dalla bocca di Javier e Yolanda. Si voltarono uno verso l'altra, tesero il braccio e le mani si strinsero, intrecciando le dita. Quando il gaucho spinse via le casse da sotto i loro piedi, quelle mani rimasero unite. I loro corpi nudi sospesi a quell'albero come frutti di un amore insperato. Sui loro volti, ormai privi di vita, il sorriso sereno di due amanti felici.