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Solitudine e amore

Solitudine e amore sono reciprocamente dipendenti. Nell'amore la solitudine diventa libertà e dalla solitudine l'amore trae vigore e profondità.

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine come un fiore dalla terra. Le relazioni con gli altri sono la pioggia che nutre la terra. Cercare la felicità evitando la solitudine è come innaffiare la nuda roccia sperando che vi nascano i fiori.


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Scritto da Olga Chiaia   

Nella lingua anglosassone ci sono due termini per indicare la solitudine, solitude e loneliness. Non si tratta di sinonimi, ma di due concetti ben distinti. In italiano, la differenza è intraducibile. Le parole sono come manici di borse, servono a trasportare sensazioni, idee, immagini, e altre parole. Proviamo ad aprire queste due valigie.

 

SOLITUDE                                 LONELINESS

L’eremita                                  L’impiccato

Solitudine solare                        Solitudine nuvolosa

Scelta, accettata                      Subita, sofferta

Gloriosa                                   Vergognosa

Ricerca                                    Stasi

Creatività                                 Depressione

Unità                                       Isolamento (oggettivo o soggettivo, fisico, psicologico o                                               spirituale)

Contatto con sé, pienezza           Separazione, vuoto

Impegno                                   Paura, fuga

Consapevolezza                         Autoinganno

Antidoto a rapporti gregari e vuoti Propensione a seguire totalitarismi

 

Possiamo crearci delle riserve di elementi preventivi della solitudine depressiva, della loneliness, da coltivare e da trasmettere ai nostri figli, affinché possano attingervi da adulti.

La capacità di essere soli – non la paura o il desiderio – è legata alla maturità affettiva. Presuppone l’interiorizzazione di un oggetto buono, che è stato presente e attento. Che ha lasciato una traccia serena indelebile, che si proietta sull’inconoscibilità del futuro.

Non dipendere dalla presenza degli altri, ma saperli portare dentro con amore, è avere appreso felicemente la solitudine fondamentale, interconnessa a tutto il mondo, ma responsabile e coraggiosa, nel suo centrarsi.

Da piccoli, è un graduale affidarsi all’ignoto, sapendo che la mamma è comunque di là. E poi, più tardi, che essa non è di là ma è comunque nella mia mente. Nel mio cuore. E io sono nel suo. E ancora dopo, che l’amore è in realtà ovunque, in ogni donna che le assomiglia, e che non le assomiglia, e soprattutto in me. Le canzoni che lei cantava risuonano nel ritmo delle preghiere, le sue parole nei libri che leggo, il suo portarmi in giro nel mio elastico camminare. E pregare, leggere e camminare sarà ciò che mi aiuterà nei momenti di nuvolosa solitudine.

Da grandi, se tutto questo è mancato, bisogna sentirsi amati dalla vita, e imparare da soli ad amarsi.

Non ci si sente mai terribilmente soli se si è amati da un padre buono, un Dio padre; ma per qualcuno, questo padre interiore è assente o peggio indifferente o punitivo. Assomiglia forse di più al padre umano che si è avuto che al padre celeste di cui parla la Chiesa.

Eppure, sentirsi accompagnati da un senso di protezione amorevole, per come siamo davvero, dona un alone di forza e di gioia. Un angelo custode: che ci illumini, ci regga e governi. Forse quell’angelo ci assomiglia, siamo noi un po’ più alti, un po’ più leggeri, come saremmo se risplendessimo di fiducia e amore; forse è la nostra autostima, che ci benedice: dice bene di noi.

Amarsi. Cosa significa? Trattarsi come farebbe un genitore affettuoso, ascoltare i propri bisogni, cercare di soddisfarli tutti, appena si può. Considerarli legittimi. Contattare i sentimenti più intimi e integrarli con i pensieri consapevoli. Immergersi, come un sub, nelle profondità dell’oceano interiore.

Non criticarsi, insultarsi, punirsi: non è mai servito. Mettersi comodi. Respirare molto profondamente, lentamente. Seguire la pista piacevole. Dormire un po’.

E’ incredibile il potere trasformativo che può partire da sé. Calmi, sereni, la serenità arriva all’altro, che si calma, si rasserena.

Si innescano feedback positivi a catena, la luce si addolcisce e i nodi si sciolgono, le rughe si appianano, il pelo si alliscia, i bambini interni ed esterni smettono di piangere osservano rapiti la meraviglia del mondo.

Non ci sono ricette, per stare bene da soli e con gli altri. Le ho cercate per anni, come un alchimista cercava la formula per l’oro. Nei libri, chiedendo a chiunque, nei miei pensieri, andando da terapeuti e guru.

Molte cose aiutano: il rilassamento profondo, i gruppi, le scelte, ma nessuna garantisce il contatto felice con se stessi. E inoltre è difficile trasmettere consigli davvero utili: la mente razionale comprende, ma l’anima continua a tremare.

Si predica bene e si razzola male.

L’emisfero destro e quello sinistro non comunicano facilmente fra loro.

Serve l’esperienza reale. E l’immagine giusta. Altrimenti la dottrina, le regole, sono sterili. La metafora e il simbolo sono più potenti della legge. Le religioni e i libri sacri ne sono pieni. E’ per questo che mi sembra meglio scrivere, e leggere, qualcosa di strano: non un saggio o un manuale.

Visualizzate l’immagine giusta: di un Sé luminoso, centrato, connesso con la luce del cosmo. Scegliete il vostro colore, la luce deve essere bellissima. L’arcobaleno che forma la luce solare quando attraversa un prisma di cristallo puro. L’ambra del tramonto. Il verde degli occhi di un gatto, il turchese del mare o il color conchiglia dell’alba. E’ importante sentirsi parte del mondo, proprio ora, proprio qui.

 

Osservando in profondità la vita

Possiamo vedere con chiarezza tutto ciò che è.

Nulla ci rende schiavi,

possiamo lasciar cadere ogni brama.

Il risultato sarà una vita di pace e di gioia.

Questo è il vero vivere soli.

- Gatha di Buddha, Samyutta Nikaya

 

“Quando mi sento sola? Quando mi annoio, brancolo nel vuoto. La tentazione è di cominciare ad angosciarmi, e quindi afferrare il telefono e cercare scampo con un’amica”. Cristina ha quarantotto anni, un marito piacevole ma latitante per il superlavoro, figli quasi grandi. “Poi invece cerco di capire cosa avrei voglia di fare, come sto, e dal vuoto emergono talvolta delle idee nuove, che mi prendono per mano e mi portano a sentirmi più creativa e piena che mai”.

Quindi lei trasforma la sua loneliness in solitude. Non è immediato, bisogna tollerare un momento di sconforto, non fuggire.

E il rapporto con gli altri?

“Quello mi trova sempre disponibile, la mia porta si apre e sono pronta a uscire, a far entrare, subito, senza truccarmi, senza indugi”. La solitudine di Cristina non si trasforma in una gabbia, e le relazioni si sviluppano spontaneamente, senza attaccamento e bisogni, che complicano sempre tutto.

Il passaggio dalla solitudine che fa soffrire a quella che nutre e rigenera è psicologico e spirituale. Occorre coraggio, ma è dalla serenità nel frequentare se stessi che possono nascere relazioni belle e sane.

 

Bisogna avere moglie, figli, sostanze e soprattutto la salute se si può; ma non attaccarvisi in maniera che ne dipenda la nostra felicità. Bisogna riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro e la nostra solitudine. Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente con noi stessi, e tanto privatamente che nessuna conversazione o comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come se fossimo senza moglie, senza figli e senza sostanze… Noi abbiamo un’anima capace di ripiegarsi in se stessa; essa può farsi compagnia; ha i mezzi per assalire e difendere, per ricevere e per donare, non dobbiamo temere di marcire d’ozio noioso in questa solitudine.

-         Michel de Montaigne, Saggi

 

Quando però la nostra loneliness è davvero angusta, si può immaginare un percorso diverso.

Ivana, una giovane donna bruna dall’aspetto dolce, in compagnia di Ivana è come fosse chiusa in una cella con un torturatore. Per trasformare la qualità del suo stare con se stessa, occorrerebbe una terapia; oppure degli amici molto amorevoli, che in qualche modo le insegnassero con l’esempio a trattarsi meglio. La solitude sarebbe allora una conquista appresa dalle relazioni sane fuori. Invece che compiere il percorso loneliness – solitude – relazioni, sarebbe praticabile l’inversione degli ultimi due passaggi. Ma non sempre si può pretendere di trovare fuori quello che manca in noi, pretendere e addirittura ingannarsi pericolosamente pur di avere l’illusione di averlo trovato…

Inoltre, quando siamo convinti di non valere, di solito non crediamo a nessuno che cerchi di farci cambiare idea. Per alcune un complimento  è difficile da accettare più di una critica.

E’ una decisione profonda e netta, interna e incoercibile, quella di stare finalmente dalla propria parte, assumersi la propria vita, e amarsi così come si è. Una rivoluzione, che porta pace, gioia, libertà; una delle (non molte) cose belle del diventare adulti, in mezzo a tutte quelle difficili, dure, spaventose, è la possibilità di scegliere per sé, senza dipendere dal giudizio, dall’amore altrui.

E’ sempre meglio cercare in se stessi e nella connessione con il cosmo, fidarsi che, alla fine, dietro a tutte le nostre nuvole e lacrime, ci sia il sole e la chiarezza nitida in cui riposare e ancora sperare.

 

 

Testo tratto dal libro Uscire dalla solitudine. Dietro le nuvole, l'amicizia e l'amore

di Olga Chiaia, pag. 119-123

Editore Urra - Copyright © 2010 Apogeo s.r.l.

Pubblicato per concessione dell'editore

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